Masturbati la mente. |
|
| Ne uscirà qualcosa di buono. | |
|
Lei.C'era una volta una bambina. Questo blogQuesto blog sta diventando un ammasso di pensieri, un disordinato ammasso di pensieri. Mettiti in testa che:
Amo1. La musica, il rumore e il silenzio.
2. Body art e body modification 3. La pioggia, il freddo e l'inverno. Il buio. 4. Scrivere e criticare ciò che scrivono gli altri. 5. Gli anni '50/'60 Odio1. La chiesa, la corruzione, il buonismo.
2. La politica italiana. Che rappresenta i potenti, non il popolo 3. L'ignoranza e chi sta in Italia e l'italiano lo storpia o non l'ha ancora capito. 4. La presunzione. 5. Chi ritiene di essere "normale". Chi non accetta l'omosessualità, il razzismo ingiusto e insensato e chi ha il coraggio di cambiare. Commenti recenti
LinksAspettando la SalvezzaViviamo i nostri giorni precari La bocca della verità.. Il bello della musica è che colpisce e non fa male [Bob Marley] Vocabolario del potere..Ideologie: vaghe razionalizzazioni a scopo di dominio.
I miei ospiti.Playlist | 16 Ottobre 2011
Dietro ad un grande uomo ce ne è sempre un altro con il cazzo in tiro.Apro "Il Mattino", come ogni sabato mattina, cronaca, politica, sport. Spettacolo. Mi tuffo alla ricerca di un titolo che mi sconvolga. Scorro il dito tra le programmazioni cinematografiche e mi soffermo su "A dangerous method". Sono anni che non metto piede in un cinema, non mi hanno mai appassionata. Costretta alla compostezza. Al silenzio. Le gambe che dopo un'ora di assoluta immobilità chiedono qualche attimo di venia. La gente che mastica pop corn e succhia Coca Cola fino all'ultima particella di sodio. Paghiamo alla cassa. Mostriamo il biglietto e saliamo le scale. Sala 9, fila G, posto 8. Pubblicità snervante, non l'avevo rimossa dai miei frammenti di memoria, Brio Blu mi piaci tu. Quella della Polo è abbastanza carina. Trailer. Nove persone in sala, nella nostra fila solo una zitella che, attendendo l'inizio del film, legge un libro. Al buio. Il film inizia tra le convulsioni di una giovane donna presa in cura, poi, da un giovane Jung. Insomma, attraverso la storia della donna viene raccontato il rapporto tra Freud e Jung. E l'origine della psicoanalisi. Ogni tanto qualche scena di sesso, il rumore di una frusta. Un rapporto malato. Ma in quanto ad hard, il video di Belen vince su tutti. Soprattutto per la straordinaria incapacità di quell'uomo con un pene non particolarmente "wow" di inquadrare l'ano della donzella regalandoci invece favolosi primi piani dei suoi brufoli, della sua barba, e dei residui dell'acne. Sì, ho visto tutti i 22 minuti. I miei, prima di andare a letto, passano per la mia camera. Grande novità. Ma no, non è per salutare la figlia. Il gatto. Due giorni fa mia madre ha esclamato: "Si vede che non sei per nulla attaccata alla vita"; un giorno dopo, scoprendo le mie nuove cicatrici si è stupita di ciò. Siamo giunti al patto che d'ora in avanti indosserò i pantaloni in casa. Posso squartarmi, tagliarmi fino al midollo emopoietico. L'importante è che io non li renda partecipi della cosa. Questa sì che è libertà. Freedom. A dire il vero la cosa oramai è sporadica, rispetto ad un tempo. Quello di ogni sera passata nel bagno a pulire le macchie di sangue da terra, cercando al tempo stesso di evitarne il continuo sgorgare dalla mia carne, aperta. Le mie lamette, che non sono state il simbolo del mio masochismo, ma che in fondo, erano efficaci, sono passate a miglior vita. Troppe volte hanno inciso la mia pelle, per poi essere riposte dentro la loro confezione, trasparente, dapprima, di carta, poi. Reliquie. Mi ero ripromessa di non cercarne di nuove. Ma poi, frugando tra i cassetti ne ho trovata una nuova confezione che poi ho scoperto essere una confezione di lamette da callo. Una domenica presi l'auto e andai al negozio di articoli per la casa e da ferramenta vicino a casa. Presi un cutter e dello scotch di carta, per far passare il primo acquisto in buona parte inosservato. I cutter non tagliano, come si è soliti credere. In una camera d'albergo ebbi tra le mani il mio primo bisturi. Lo posai e senza troppa forza lo feci scorrere sulla mia gamba. Riprovai, esercitando più pressione. Una nuova ferita si aprì. Piano piano il sangue si insidiò tra il solco, per poi esondare. Mi avvolsi la coscia con una canottiera nera, per non macchiare le lenzuola. Mi addormentai. La mattina tra le lenzuola spiccavano delle macchie porporee. Ma no, non è accaduto niente. Ho le ginocchia mestruate. 12 Ottobre 2011
Perfino il tuo dolore potrà guarire poi.Mettersi a fare gare clandestine ai semafori del centro con i tamarri. Mi si addice. Parcheggiare in posti improbabili pur di non pagare il ticket. Pure. Guardare con aria di sfida chi si affianca a me al semaforo. Mi piace. Voglio vederti danzare come le zingare del deserto con candelabri in testa o come le balinesi nei giorni di festa. Devo comprarmi dei rullini da 200ISO e rimettere in sesto il televisore in camera. L'ultima volta che lo accesi le immagini tendevano al rosa, qualche settimana prima al giallo. Ho perso la pazienza. L'ho spento. Stirando una camicia mi sei venuta in mente. Mi è venuto in mente il giorno del tuo fumerale. 2005. L'ho saputo un sabato, all'uscita da scuola, che tu non c'eri più. Quel giorno mi portarono da una signora mentre loro raggiungevano l'obitorio per poi portarti in chiesa. La signora mi doveva accompagnare in chiesa non appena tu fossi arrivata dentro quella bara, marrone intenso. Ero seduta su una sedia. Vecchia. La televisione era spenta. L'orologio scandiva il tempo. Nevrotico. La signora stirava camicie. Ne doveva stirare quattro. Il funerale iniziava alle 10. Ma io alle nove e mezza guardavo il vapore del ferro posarsi sulla terza camicia. Le dieci. Ero ancora seduta su quella sedia. Poi ci avviammo verso la chiesa e tutti erano già là. Mi trattava come se io non potessi capire. Mi stringeva come se avessi bisogno di un conforto. Ma lei, chi era? Ci sedemmo su una panca nel lato sinistro. Ero lontana dalla mia famiglia, lontana dalla tua culla di legno, coperta di fiori. Piangevo, perchè eri la persona più importante per me. Perchè non ci sarebbe stato un altro sabato pomeriggio ad aspettare di vedere la tua auto in lontananza, a cavalcioni sul cancello. Perchè non ci sarebbe stato nessun viaggio, da sole, io e te. Perchè non mi avresti insegnato ad usare quella matita e quel mascara che mi avevi detto di comprare, mercoledì, in ospedale. Sapevo non ti avrei più rivista. E quel pomeriggio, guardando il cielo, cercai di convincermi che tu saresti stata lì. Una nuvola. Ci provai, ma di te non mi rimase che un ricordo. Nessuna speranza. Non riuscivo a saperti vicina. Nemmeno con l'immaginazione. E' questo il dramma di chi non crede in un paradiso. O in qualcosa del genere. Un distacco netto. Tra la vita e la morte. La consapevolezza che chi se ne va, lo fa per sempre. L'annientamento di ogni speranza. La morte vista come l'annullamento del tutto. Non so nemmeno perchè io mi stia rivolgendo a te in questo momento. Tanto tu non esisti. Cerco di colmare il vuoto che hai lasciato, allontanando il tuo ricordo. Ma la verità è che da quel giorno non ho mai smesso di truccarmi, non ho mai smesso di amarti, di imitare la persona fantastica che eri. Zia. Non avrei bisogno d'altro, se ci fossi ancora tu. 10 Ottobre 2011
Dagli autori di Paranormal activity e Saw."Il silenzio significava assenza e l'assenza significava ricordi, e così facevo chiasso". Come la gente comune ho preso l'auto alle nove si sera e sono andata al centro commerciale. Sotto la giacca, la maglia di Che Guevara misura superextraiperlarge che uso come pigiama, messa dentro ai jeans, per non farla sbucare in maniera altamente patetica dalla giacca chiusa, i jeans chiari, con l'orlo selfmeid e un buco tra le cosce [e grazie al cielo esiste Google ad evitarmi catastrofici scivoloni grammaticali] causa sfregamento lardo. Fa caldo. Ma non posso dichiarare il mio fanatismo pre-adolescenziale per l'uomo con il baffo e la stellina sul berretto. Mi aggiro tra gli scaffali. Psicologia. Occhei. L'anoressia, l'ansia, l'autismo, il sesso, conduttori che s'improvvisano psicologi (la burla della burla) e la pantomina del Dottor S, "L'interpretazione dei sogni". New Age. Sarà mica una marca di profilattici?. Horror. Buh! Romanzi. Endovena. E vada per i romanzi. Inizia la selezione del libro. Non sono il sorcio da biblioteca (con tutto il rispetto per i topi, animaletti adorabili) che si legge tutta la papparedella di presentazione. Regola fondamentale: deve costare poco, in quanto finirà a marcire su uno scaffale (Perchè non vai in biblioteca? Evito la gente.); deve essere abbastanza voluminoso, o finirò per sprecare quei pochi soldi in un'ora; deve avere un'immagine carina e un titolo drammatico. Possibilmente con vaghi riferimenti a sangue, follia e morte. Ma soprattutto deve avere un'unica copertina. Odio il copri copertina della copertina. Finisco puntualmente per sfrattarlo. Perderlo. Pulirmici il culo. Poi il libro deve essere malleabile. Discrimino le copertine rigide. Lo voglio maltrattare. Guardarlo e dire: "Questo è un libro vissuto". Stefan Merrill Block, Io non ricordo. Ho scelto questo, ma solo perchè in copertina compaiono le parole: sarcasmo nei confronti del mondo/panico nei confronti di ogni sorta di contatto umano. Corro per le scale mobili entro da Trony. Uou. Reparto macchine fotografiche. Son stata incaricata di comprarne una da regalare a mia madre. Il commesso mi sorride: "Dimmi pure". "Vorrei una compatta che costi meno di 100 euro comprendendo anche la memory, che sia semplice da usare, anche se son tutte delle grandi cazzate, ma è per mia madre, quindi comprendimi, e che fotografi in maniera decente". Presa la macchinetta fotografica rosa sbarluccicoso. Mi fa cagare. Ma tanto non è per me. Corro al parcheggio, mi sbottono i pantaloni che mi corrodono i fianchi e prima di salire in auto mi rollo l'ennesima sigaretta. Cerco di girare la chiave e mi accorgo che la chiave è ancora fuori, attaccata alla porta. E poi io odio quelli con il macchinone super ammortizato che hanno il coraggio di frenare prima di un dosso anche se la loro velocità non supera i 30km/h. Dovrei mettere sotto carica il telefono. S'è spento. Ma il carica batterie è in cucina. E il mio sedere poggia su un comodissimo cuscino leopardato. E il mio ragazzo mi ha già chiamato per la buonanotte. E quindi non ha più senso avere un telefono. Lo lascio spento. 08 Ottobre 2011
Quello di cui ho bisogno è di fare una cazzata così grande da non riuscire a salvarmi [Chuck Palahniuk].Finalmente ho creato la playlist per l'auto. S'intitola "macchina". L'ho fatto per evitare di passar la metà del mio tempo a cambiare canzoni. E sblocca il cellulare. E vai alla raccolta musica. E aspetta si raddrizzi l'immagine. E cerca la canzone che vuoi. Play. Blocca il cellulare. Rimettilo al suo posto. E intanto la sigaretta si spegne. E sei entrata in rotatoria. E vaffanculo. Bene, ho creato la playlist e ho passato ancora la metà del mio tempo a mandare avanti il lettore musicale. Che poi le canzoni son sempre le stesse. Son poche. E quasi nessuna è quella giusta per certi momenti. Devo ricordarmi di comprare i chewingum ocomediavolosiscrive. Li ho finiti. Così ora guido, ascolto la musica, fumo, mi guardo attorno alla ricerca di belle presenze nelle auto accanto e mastico come una mucca. Gnam gnam. 05 Ottobre 2011
Devo comprare un rullino . 200 ISO. Credo.Capita sempre così quano decido che forse è il caso di conoscere qualcuno. Di conoscere qualcuno senza usarlo come strumento di tortura. Capita che scelgo qualcuno un pò come me. Un pò perennemente triste, un pò perennemente problematico. Un pò troppo poco affezionato alla vita. Capita che mi annullo in funzione di questa persona, mi vesto da crocerossina, mi propongo di aiutarlo. Di vederlo sorridere. E puntualmente, avviene il sorpasso. Puntualmente, io resto indietro. Puntualmente mi accorgo che quello che era nei miei intenti è avvenuto, che ormai non c'è più bisogno di me. Perchè è normale, ognuno corre incontro a ciò che è meglio per sè. E una persona problematica non può che intralciare la corsa alla felicità. Ti tiene ancorato al passato. Rimango ferma, come il poeta descritto da Verga nel Ciclo dei Vinti, e mi guardo attorno. Vedo il progresso. Guardo me, vedo la sconfitta, uno scoglio che non regge più il peso della sabbia e dell'acqua sopra di sè. Forte della sua massa ma vuoto. Freddo. Senza senso. Decido mi mollare. O almeno di accantonare questa ossessiva ricerca di qualcuno. Forse ho sempre sbagliato i presupposti, forse ho sempre sbagliato le persone. Non sono brava nelle relazioni. Mi riempiono di speranza e poi mi affondano. Sempre più giù. 03 Ottobre 2011
Mi ritrovo.Cosa mi rimane? Quell'unico rapporto che nell'ultimo periodo mi rendeva serena è giunto al termine. Mi ritrovo senza un lavoro e senza studio. Senza una valida scusa per uscire da questa casa e avere a che fare con qualcuno. Mi ritrovo a dover mandar giù anche questo boccone, pesante, più di ogni altro. Mi ritrovo a piangere davanti un computer, come se risolvesse le cose, come se mi potesse far star meglio. 02 Ottobre 2011
Il paradosso del nostro tempo nella storia.Il paradosso del nostro tempo nella storia 01 Ottobre 2011
En chemin faisant.E' tornata. Ho voglia di piangere e di urlare. Di prendere le pastiglie che ho accumulato nel secondo cassetto e di mandarle giù. E' tornato il momento in cui avrei bisogno che qualcuno capisse. Il mio corpo è teso, tanto da provocarmi dolore. Sulle mani tanta forza da potermi incidere i polsi in una volta sola. Un filo che mi lega alla vita. Cerco di darmi tempo. Ci provo. E' inutile. Voglio solo morire. 30 Settembre 2011
Salvataggio automatico tre minuti fa.SuicideSolution. 29 Settembre 2011
One of these days these boots are gonna walk all over you.Avvolta nell'asciugamano lilla, comprato all'Ikea, in tinta con i nuovi armadietti per il bagno, comprati all'Ikea. Lilla, comprati all'Ikea.
Ikea. Che diamine. Non sapevo quale fosse la politica dell'Ikea. Vado al
secondo piano pensando sarebbe stato meglio iniziare dall'alto. Mobili.
Ceste delle offerte e delle puttanate a basso prezzo. Cessi. Ceste
delle offerte e delle puttanate a basso prezzo. Letti. Ceste delle
offerte e delle puttanate a basso prezzo. Alla ricerca delle
ceste delle offerte e delle puttanate a basso prezzo tra gente viscida,
ammucchiata come in un formicaio. Famigliole felici, coppiette
part-time, puzza d'umanità. E poi cosa scopro? Che al primo piano ci
sono solo quelle offerte e quelle puttanate a basso prezzo. Lì, davanti a
me, disintossicate dal fetore della gente, pronte per arrapare pure una
tirchia poveraccia come me. Che poi non è una questione di essere
tirchi, è questione di non averceli, i soldi in tasca. E di averceli, ma
di spenderli tutti in tabacco. 16 Settembre 2011
Appena scesa alla stazione del paesino di S.Ilario tutti s'accorsero con uno sguardo che non si trattava di un missionario.Domani colazione in centro. In stazione. E'già un passo avanti. Fare colazione ed andare in centro per farla. Jeans, maglietta nera con maniche a tre quarti e la mia prima borsa da persona seria. Un succo d'ananas, sperando non scombussoli la mia digestione e una brioches con la marmellata. Sì, domani mattina sarò una persona seria. Una persona seria con la sigaretta in mano e le cuffie nelle orecchie. In tram. In piedi. A testa alta. Poi me ne tornerò a casa, e intanto saranno già passate due ore e forse più. Ma forse mi siederò al binario uno. Sul marmo, accanto alle finestre che danno sul bagno. Forse qualcuno mi chiederà d'accendere. O una sigaretta. Forse me ne rimarrò lì un'ora, o una giornata intera. Fisserò la gente che viene e che va. E mi sentirò meno sola, senza creare legami. Le stazioni sono i miei luoghi preferiti, dopo treni e metropolitane. E'bello rimanere immobili in mezzo ai corridoi di una stazione, tra la frenesia del mondo che vive. E'bello guardare chi ti passa accanto. Il suo sguardo. I suoi vestiti. La sua camminata. Capire come si sente, sentirsi simili. Empatia. Luogo di scambi, d'inconti. Sì, credo proprio lo farò. E passerò inosseravata, del resto sarò una persona seria senza i miei vestiti strappati e scoloriti dal tempo. Oggi son riuscita ad usare i soldi, per qualcosa di diverso dal tabacco. Oggi sono stata tra i miei pensieri. 14 Settembre 2011
General, il modo intelligente di lavare.Apri la mail sperando di trovare una risposta all'inserzione lavorativa che hai addocchiato. 13 Settembre 2011
Vuoi che io rimanga nel tuo letto per poi sbattermi su e giù.Domani sarà il mio giorno X. Con cui scopare, parlare e mangiare e poi di nuovo farsi far l'amore.Dovevi fare Lettere. Tu hai una cultura umanistica. Dovevi far Lettere. Lettere. Lettere. Te l'ho sempre detto tu sei portata per questo. Lettere. Ma chi vuoi prendere in giro, proprio tu che mi hai tolto un voto, mettendomi alla pari di persone che sfiorano l'analfabetismo perchè: "Io non voglio creare aspettative su di te". Prima prova: 14/15. "Dovevi fare collegamenti con il latino". Ma se ti parlo del cibo come merce, con cosa lo dovrei collegare? Con il suicidio stoico di Seneca e Petronio?[L'uno si tagliò le vene e se le fece chiudere e riaprire in modo da consentirgli di proseguire il suo discorso, l'altro, essendo vecchio, e la pressione del suo sangue evidentemente troppo pigra, se le tagliò un pò ovunque]. Ma no, diciamocela tutta. Te l'ho messa in culo. Ma questo è un altro discorso. Il fatto che io sappia scrivere non significa che io ami la Letteratura. E poi per far cosa? Insegnare a quattro marmocchi esagitati e psicotici? Non fa per me. Stream of consciouness, è questo il mio modo di scrivere, non certo adatto ad una testata giornalistica, suvvia. E poi amo terribilmente i punti, al massimo potrei entrare a far parte di un'avanguardia futurista. Punti. Punti. Punti. Altro che letteratura. Il mio sogno è senza alcun dubbio la medicina legale. Cosa accantonata in favore dell'infermieristica. Tentativo fallito, ritenta e sarai più fortunata. Occhei, lo ammetto. Non so quanto alto è il Monte Bianco. E nemmeno quale sia il fiume con la maggior portata. Chiedo venia. 29 miseri punti, su 1070 iscritti, posizionata quasi all'esatta metà. E mi consolo: alla 1070ma posizione il punteggio era: -3,75. "Passi il non essere ammessa, ma la figura di merda proprio no". Pericolo scampato. Bene. Mi sento ignorante. Non lo sono. Però mi sento così. QI (non ci metto il punto, è esteticamente osceno) sotto i piedi. E dentro le mutande. Brasiliane, per l'esattezza. E' la prima volta nella mia vita che metto in dubbio il mio livello culturale, senza ragione, forse. Però insomma. Fanculo. Non ci sto. Me lo meritavo, ecco. Chissà che gli prenda un colpo a tutti. Chissà che svengano alla visione del sangue e che vengano investiti da un letto mobile. Che si impiantino un ago canula su per il culo. Che gli si infili un bisturi nelle mutande e un punch su per la narice. Chissà che venga fatta piazza pulita perchè l'anno prossimo, il posto me lo prendo. 12 Settembre 2011
Dimmi quando quando quando.Di notte il tempo non dovrebbe passare mai. Non soffro d'insonnia; solo a periodi alterni. Dormire mi piace ma lo trovo inutile. Tempo sprecato. Così ormai ci ho fatto l'abitudine a vivere tanto di notte, quanto di giorno. Nella notte si ha l'impressione che il tempo faccia fatica a scorrere, che anch'esso sia in un moto rettilineo, continuo, perpetuo. Ma lento. Rilassante. Come il mare piatto in una mattinata primaverile. Ti immergi e ne cogli ogni ogni respiro, ogni sussurro. La notte è il momento in cui i deboli si sentono forti, in cui non c'è la necessità di combattere perchè ora, spazio ce ne è per tutti. Anche la noia di notte può essere piacevole. Come il silenzio e il fumo di una sigaretta che ne buio se ne va. 10 Settembre 2011
Tabacco naturale senza additivi.Tirare craniate contro lo specchio senza alcun motivo. 08 Settembre 2011
Lollipop, da da da.Inviare sms minatori a persone che non senti da più di qualche mese mandandole amorevolmente in culo è la mia specialità. 07 Settembre 2011
Addio Bocca di Rosa con te se ne parte la primavera."The Golden Age", canzone di non so quale pubblicità, la sto ascoltando ora, seppur mi stia letteralmente sulle scatole la vocina tartassante di questa biondona, cosa che le meningi ti supplicano di dar fine a questo
bombardamento di assonanze musicali. La dissonanza sta nella voce
stessa, sia chiaro. L'ascolterò ancora e ancora, e prima o poi ci farò
il callo, mi piacerà. Alla fine ci sto costuendo un mondo carino dietro a
questa melodia, un mondo colorato e morbido. Molto LOLLIPOP. Forse è la
mancanza di nicotina che mi rende così "iuppi-doo", capretta
saltellante al fianco di Heidi. Questa sera le sigarette mi stimolano
eccessivamente la diuresi, nonsosemipotetecapire. Dunque, la caprettina
saltellante al fianco di Heidi, questa sera, spaccherebbe il muso a
parecchie persone, o forse se ne starebbe nel suo angolino nel bel mezzo
di una crisi depressiva di quelle che ti vengono 2/3 volte al mese,
dato che i restanti giorni son quelli necessari per riprendersi dal
trauma sebbene il sottofondo depressivo sia una presenza più lieve, ma
costante. Come l'eroina. Sempre che non si amino le crisi d'astinenza,
chiaro. E giù con le stronzate. Grazie al cielo non son mai andata fuori
tema, almeno in campo scolastico; se la cosa fosse stata così credo non
ne sarei uscita. Tragico, veramente. Parecchio nostalgica, questa sera.
Mi è capitato di risentire una persona, quella che mi aveva ospitato,
quando mi hanno buttato fuori casa. Metto in luce il fatto che si sia
praticamente volatilizzato e mi sento rispondere: "pace interiore"; e se
i conti tornano questo significa, in parole povere: "Ehi, io sto bene,
perchè mai dovrei farmi sentire?". Cazzo, abuso di punteggiatura. Brutto
segno. Mah sì, ammettiamolo, la figa fa comodo, non si tratta di
altruismo o buon cuore. Avessi avuto l'uccello non mi avresti tenuta un
giorno, dentro casa tua. Hai la pancia troppo grande e l'uccello troppo piccolo e no, non è colpa dell'Oki se non ti si alza. Vogliamo parlare di quante mutande ti sei cambiato senza un valido motivo? Precoce, giusto un tantino. E il tuo cesso era sporco. C'era la merda del tuo gatto, spalmata per terra. Sporco, analfabeta e falso. Peggio della diarrea. Brutto da far schifo. Comunque sia, l'ennesima persona che se è entra nella mia vita per andarsene, poco dopo. L'ennesima, o per entrare più nello specifico, l'ultima tra tutte. 04 Settembre 2011
QwertyHo provato a leggere a ritroso questo blog. 02 Settembre 2011
E' per te ogni cosa che c'è.Cera bollente e la tela si colora di un rosso intenso. Una sigaretta accesa e poi spenta sulla carne, un cratere bianco, macchiato di cenere. Nessuna smorfia, nessun accenno di dolore. S'è fatta dura, la tua pelle. Ogni scontro con la vita l'ha fortificata un pò di più. Eppure è strano non ricordare più la sofferenza nel dolore, restare impassibili allo scorrere dell'acciaio che rompe la carne e diventa letto, culla per un nuovo fiume. Rosso sangue. Lo schioccare di una fibia non è che un suono freddo, dissonante, netto. Il dolore si trasfigura in una nuova vita, in una nuova forma. |